BlackBerry non tornerà. E forse non serve

Ad inizio anno mi sono imbattuto in un progetto che non conoscevo: Bring Back BlackBerry.
Ci sono finito un po’ per caso, come succede spesso, un articolo, un rimando, un altro link, niente di pianificato. La prima reazione è stata semplice: nostalgia.
La seconda un po’ meno.
Quando lo smartphone aveva uno scopo
C’è stato un momento in cui lo smartphone aveva un’identità molto chiara, non era tutto e non voleva esserlo, era uno strumento. Serviva a comunicare meglio, più velocemente, con meno attrito possibile: email, messaggi, telefonate. Fine.
BlackBerry era questo.
Nel mio caso è stato questo per molti anni, con dei prodotti molto precisi.
Il Curve 8900, il primo a farmi dire “se non hai mai avuto un BlackBerry, non sai cosa sia un BlackBerry”.
Il Bold 9900, la perfezione del prodotto, la sintesi perfetta della forma e della sostanza del BB OS 7, è stato amore incondizionato.
Il Q10, l’evoluzione del 9900 con il nuovo BB OS 10, era senza esagerare perfezione tecnica per quello che doveva fare, con un sistema operativo che oggi continua a vivere nelle gesture che usiamo su iOS e Android.
Infine il rimpianto, il Passport. Il rimpianto di esserci arrivato tardi: lui era costoso, io uno squattrinato studente universitario, non eravamo compatibili. Quando ci ho messo le dita sopra il problema non era il telefono, ma tutto quello che gli girava intorno. Le app mancavano, gli sviluppatori anche e usarlo come dispositivo principale era già impossibile. I workaround erano talmente improbabili e ballerini che anche per un utente smaliziato il prezzo da pagare diventava troppo alto.
È finito nella cantinetta dei ricordi, armadietto dei rimpianti, cartellina dei progetti che ho amato e che gli altri hanno classificato come fallimentari.
Un giorno capirò perché le cose che più mi hanno consumato nella vita sono tutte in quella cartellina.
Un aneddoto che spiega tutto
Torniamo allo studente squattrinato ma con il baldo Q10 al suo fianco: quando andavo all’università usavo BlackBerry tutti i giorni. L’infrastruttura BIS, con le sue notifiche push delle mail, funzionava in modo impareggiabile rispetto alle tecnologie dell’epoca, non era solo una comodità ma uno strumento affidabile che gli utenti BlackBerry avevano, e gli altri no.
Personalmente mi ha evitato più di una volta di fare viaggi a vuoto per lezioni saltate all’ultimo minuto: mail ricevuta, immediatamente notificata, strada risparmiata. Fine.
Grazie ai BlackBerry ho capito quanto le soluzioni enterprise, opportunamente scalate verso gli utenti comuni, possano dare vantaggi pratici non raggiungibili con le tecnologie consumer. Una lezione che non ho mai dimenticato e che mi guida ancora oggi.
Nel frattempo è cambiato tutto
Mentre BlackBerry spariva, lo smartphone diventava qualcos’altro. Intrattenimento, social, contenuti infiniti, scroll continuo e notifiche ovunque, quello che oggi chiamiamo doomscrolling. Il problema non è lo smartphone, il problema è come è progettato per essere usato.
Bring Back BlackBerry
Tornando al progetto, la cosa interessante è che non è solo nostalgia fatta bene. Dentro ci sono appassionati, ma anche ex membri del mondo BlackBerry, persone che quella filosofia e quei prodotti li hanno costruiti davvero, e questo cambia il peso del progetto.
Esistono altre realtà come UniHertz che oggi propongono dispositivi con tastiera fisica, ma BlackBerry non è mai stato solo quello. Clicks non sta dicendo “facciamo tornare la tastiera”, sta dicendo che forse abbiamo perso qualcosa lungo la strada e che quel qualcosa si può provare a recuperare.
Clicks Communicator e quel preordine
Poi è arrivato Clicks Communicator e qui il discorso diventa concreto, ma fino a un certo punto, perché è giusto dirlo chiaramente: oggi il Communicator è ancora un guscio vuoto. È stato presentato, raccontato, mostrato a livello di idea, ma di fatto non esiste ancora un prodotto finito e funzionante tra le mani delle persone e le consegne sono previste entro fine anno.
Quindi sì, l’ho preordinato. E no, non è stata una decisione razionale, anzi, probabilmente è la cosa più irrazionale che abbia mai fatto in ambito tecnologico. È un vero e proprio atto di fede nel progetto, nelle persone che ci stanno lavorando e soprattutto nell’idea che ci sta dietro, perché mi sono reso conto di una cosa molto semplice: quel modo di usare il telefono mi manca abbastanza da provarci, anche così.
La frizione che abbiamo eliminato
C’è una cosa che oggi abbiamo eliminato quasi completamente: la frizione. Tutto è immediato, tutto scorre, tutto è progettato per non fermarti mai ed è esattamente per questo che restiamo lì dentro più del necessario.
La tastiera fisica introduce un minimo di attrito, ti obbliga a essere intenzionale, non è un limite, è un filtro. Si porta dietro uno schermo ovviamente più piccolo, meno pensato alla fruizione di apparenza digitale, ma orientato al contenuto.
Non è nostalgia
È facile liquidare tutto come nostalgia, ma non è quello. Ok, non è solo quello. Non sto cercando di tornare indietro, amo il progresso e le sue sfaccettature ma al contempo sto cercando di capire se esiste un modo migliore di usare uno strumento che ormai è centrale in tutto quello che facciamo.
Un ritorno diverso
Voglio dirlo chiaramente, BlackBerry non tornerà, non nel modo in cui la ricordiamo. Non tornerà RIM e il suo modo di fare i telefoni, perché RIM oggi si chiama BlackBerry, ma BlackBerry fa altro, genera profitti facendo altro e va bene così.
La domanda giusta
La domanda quindi è: vogliamo continuare ad usare lo smartphone così, senza metterlo mai in discussione?
Io una risposta definitiva non ce l’ho. So solo che quando ho scoperto Bring Back BlackBerry e quando ho visto Clicks Communicator mi sono reso conto di una cosa molto semplice: non mi manca BlackBerry, mi manca quello che mi faceva fare.